Fa caldo. Sono tutti in vacanza. In città c’è il covid e neanche un concerto. La vita è grama. L’unica speranza è prendere la moto e andare ovunque, purché ci sia una temperatura inferiore a 30 gradi. Dunque inauguriamo una serie infinita, quasi frenetica, di weekend fuori porta che ci accompagneranno fino alle ferie di metà settembre, lontane come un’oasi nel deserto.
La prima tappa è la Val di Rhêmes, in Valle d’Aosta. Prati verdi, fiumiciattoli ghiacciati, un campeggio tanto ordinato che pare finto, chili di polenta e formaggio gettati direttamente in vena. L’ingegnere è in coma caseario, in punto di dolce morte. La grafomane trova la torta di mele perfetta e finge di non sapere che dentro c’è tutto il burro che lei consuma in un anno.
La settimana successiva è il turno di Vénosc, un paesello francese sotto le Deux Alpes dove l’ing, qualche anno fa, ha lavorato nel centro rafting gestito da Manu il trucido, un incrocio tra il Drugo del Grande Lebowski e un re zingaro in accappatoio e capelli lunghi. Però simpatico, eh: peccato che non sia di buon umore perché si è appena tranciato un piede con la sega elettrica (ed è subito Freddy Krueger). Qui rischiamo la vita tra le rapide, ci inerpichiamo in moto, tra curve spettacolari, fino al borghetto di La Bérarde, a piedi fino al lago di Lauvitel, 1.530 metri d’altitudine e un’acqua azzurra, acqua chiara, che una volta che ti ci butti dentro è meglio della crioterapia. Nel mentre mangiamo formaggio, compriamo formaggio, sentiamo il formaggio scorrerci nelle arterie. Ci muoviamo verso l’Italia attraversando il passo del Glandon, che sale su fino a 1.924 metri e in moto è un luna park. La birretta con vista, in cima al colle, è una delle maggiori soddisfazioni della nostra beata gioventù.
La notte passa indenne in un hotel alla Shining nei pressi della Rosière, rinomata stazione sciistica dove tutto costa troppo per i nostri gusti e i ristoranti sono pieni di cloni quattordicenni di Briatore. La mattina è di nuovo La Thuile, già toccata il weekend precedente: a questo giro di giostra ci facciamo il tour delle cascate, la prima facilmente raggiungibile, la seconda un po’ meno, e poi c’è il laghetto sotto il ghiacciaio che dovrebbe essere una passeggiata di salute ma non se sbagli strada, e a noi piace sbagliare strada. Ma la pace è suprema, il cielo azzurro, i prati verdi. Tutto il resto, come sempre, è formaggio.
Laghetto gelido, val di Rhêmes. Case tipiche in pietra in val di Rhêmes. Torrentello in Val di Rhêmes. Grafomane in contemplazione (e fallo un sorriso). Marmotta guardinga in Val di Rhêmes. Panorama dalle cascate del Rutor sopra La Thuile. La prima cascata del Rutor, La Thuile. Doppio arcobaleno alla seconda cascata del Rutor. Una delle spettacolari cascate del Rutor, che si raggiungono con una bella passeggiata da La Thuile. Albero fulminato, La Thuile. Dopo la seconda cascata del Rutor la passeggiata continua fino a questo laghetto di origine glaciale. L’ing fa amicizia con le farfalle. Trio di farfalle. St. Christophe, sulla strada per La Bérarde. Montone tra i semprevivi ragnatelosi, piante perenni che spuntano nei prati de La Bérarde. Gli spettacolari dintorni de La Bérarde, a più di 1700 metri. Il fascinoso campo base di Manu il Trucido a Venosc. Curiosi arredi da esterno in vendita prima della salita per il lago Lauvitel. La salita al lago Lauvitel. Pace e colori spettacolari al lago Lauvitel. Lago Lauvitel, a 1.530 metri: si raggiunge con una passeggiata di un’oretta e mezza dal paesino di La Danchere. Montone al passo del Glandon. Baretto in quota sul colle del Glandon. Panorama da La Rosière. Montone con il cagnone simbolo del passo del San Bernardino.