La storia di Giandomenico Scanu comincia come quella di tanti altri italiani, arrivati a Londra negli Anni 90 a cercare fortuna e imparare l’inglese. Ai tempi c’era ancora la lira, i soldi duravano un amen – pure un caffè era proibitivo, figurarsi il resto – e i ventenni stranieri si mantenevano più o meno tutti allo stesso modo, facendo i lavapiatti o i camerieri. Lui pure: partito da Cabras in provincia di Oristano subito dopo il militare, per qualche anno ha lavorato come barista in un ristorante italiano, finché un amico, nel 2002, gli ha segnalato che al Ritz cercavano un aiuto cameriere. Lui non se l’è fatto dire due volte. Ha ottenuto il posto e vent’anni dopo è ancora lì, nello storico cinque stelle di Mayfair aperto nel 1906 da César Ritz: un luogo che è sinonimo di lusso e glamour persino per l’Oxford English Dictionary, con le sue sale sontuose, gli specchi, i candelabri, i decori in oro 24 carati. Di strada, però, Giando ne ha fatta tanta: oggi è vicedirettore di sala e tea master del Palm Court, il bar ristorante dell’hotel, dove orchestra un team di 25 persone (di cui 15 italiani!) e si occupa, come un sommelier fa con i vini, delle miscele che vengono servite in uno degli afternoon tea più eleganti del mondo. Il tè delle cinque tanto caro agli inglesi – che in realtà al Ritz si tiene cinque volte al giorno dalle 11:30 alle 17:30 – è un rito tradizionale che più tradizionale non si può. Nato nell’Ottocento per spezzare la fame pomeridiana di Anna Stanhope, duchessa di Bedford, oltremanica è ancora la coccola dei giorni di festa: un tripudio di sandwich al cetriolo (quelli che Oscar Wilde cita ne L’importanza di chiamarsi Ernesto), scones e dolcetti assortiti, innaffiati dei più raffinati tè caldi, per celebrare compleanni, anniversari, ricorrenze importanti.
«A questa bevanda mi sono appassionato lavorando qui», racconta. «Nel 2006 ho fatto un corso di tea sommelier alla UK Tea Academy di Oxford, poi nel 2012 ho completato il percorso diventando tea master. Per farlo ho viaggiato a lungo in Sri Lanka, Giappone e Vietnam, dove ho visitato le piantagioni, imparato i metodi di raffinazione e le cerimonie. È stato entusiasmante: per mesi sono stato nelle zone meno turistiche di questi Paesi, dove nessuno parla inglese ma la gente è straordinaria e accogliente». Zaino in spalla all’estero, divisa impeccabile al lavoro, ché guai ad avere un capello fuori posto nella sala da tè dalle pareti color pesca – César Ritz la volle di quel colore per far risaltare l’incarnato delle donne e farle apparire più belle – dove anche agli ospiti è richiesto un abbigliamento formale. Così Giando è diventato il re del tè, un fiore all’occhiello per il Ritz, che sul suo sito si vanta di essere “l’unico hotel del Regno Unito con un tea sommelier certificato, che gira le piantagioni di tutto il mondo per realizzare le nostre miscele meravigliose”. Alcune di quelle in menu, in effetti, sono sue creazioni esclusive, come il chocolate mint rooibos ispirato ai cioccolatini after eight. Si dice che Scanu abbia preparato infusi anche per la regina, ospite dell’hotel in più di un’occasione, ma di questo è inutile chiedergli conferma: la privacy dei clienti è sacra, lui tace e non acconsente. A noi, però, piace immaginarlo così, impettito e sorridente accanto al tavolo di sua maestà. Un pezzo d’Italia alla corte di Elisabetta.
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