Tra i tanti regali che ci fa Fuerteventura c’è l’incontro con Riccardo Schiassi, proprietario e fondatore della distilleria di gin più piccola del mondo. Un bolognese arrivato sull’isola per la prima volta nel 1996, «quando c’erano tre strade e sembrava di stare nell’Africa degli Anni 40», e trasferito in pianta stabile nel 2002, perché voleva vivere in ciabatte e fare surf a più non posso. «Ci ho portato tutti, i miei genitori e pure le nonne, che parlavano solo in dialetto ma si sono trovate benissimo», racconta mentre ci fa fare il tour – rapidissimo – del suo mini regno. Fotografo di professione, inizialmente ha aperto un ristorante al Cotillo. Ma il gin è la sua passione da quando era un ragazzino: a farlo ha imparato a 17 anni «dallo zio mezzo matto di un amico, un ex alpino che distillava in fattoria, in maniera piuttosto improbabile». Così nel 2016 ha aperto la sua attività, con 48 metri quadrati a disposizione e un alambicco, poi diventati due, dai quali escono 7-8 mila bottiglie l’anno di Gin 72, il primo London Dry delle Canarie. «Viene distillato tre volte prima di essere pronto: a ogni processo aumenta il pregio e cala il prodotto, da 250 litri iniziali se ne ottengono 30. I sedici botanici che ne compongono la ricetta – radici, semi, frutta e vegetali – sono quasi tutti a chilometro zero a parte un paio: la liquirizia calabra e il ginepro, l’ingrediente principale, che qui non cresce. Ce lo facciamo arrivare dalla Sardegna, dove le condizioni climatiche, tra vento, sole e mare, sono praticamente le stesse». Tra gli altri spiccano il pepe rosa di Fuerteventura, che Riccardo raccoglie nei cespugli vicino a casa, e un’alga stagionale, che tra ottobre e novembre arriva sulle spiagge locali. «La raccogliamo anche se non si potrebbe, perché quel tratto di costa è riserva naturale. Ma a noi ne serve pochissima e non rischiamo di alterare l’ecosistema. La polizia lo sa e chiude un occhio, anzi qualche agente è pure nostro cliente». Intanto però il logo del Gin 72 è un elefante (l’animale portafortuna di Riccardo) con la benda sull’occhio, «perché in fondo siamo un po’ pirati». Pirati con un sacco di avventure da raccontare. Perché sarà pure minuscola, ma la distilleria di Schiassi è un mondo sconfinato di dettagli e piccole cose, di bottiglie di coccio con l’interno di caucciù, riempite una a una con la brocca e sigillate con il phon, «ché mio nonno diceva che attraverso le mani si trasmette anche la passione». Un mondo di storie, aneddoti e ricordi. Di quella volta che è arrivato il tizio del Guinness dei primati, di quell’altra che alcuni irlandesi, che poi s’è scoperto erano produttori di whiskey, sono venuti a dargli una mano, «così li ho portati fuori a bere per ringraziarli ma mi sarebbe costato meno pagar loro la giornata». Riccardo parla, non si risparmia: due ore con lui valgono una settimana. Narra di gin e non solo, dell’isola e di come è cambiata, della crisi del 2008 che l’ha lasciata ingombra di ruderi abbandonati. Degli italiani che sono tanti, forse troppi – 9 mila sui 14 mila abitanti del distretto di La Oliva – e a volte è meglio parlare spagnolo per confondersi con i majoreros. E di quanto si sta bene qui, dove fino a qualche anno fa andavi in banca a chiedere un mutuo e ti accoglieva un rasta in infradito. Qui, soprattutto, dove i sogni sono liquidi, fanno 43 gradi e si servono con tanto ghiaccio, tonica e una fetta di pompelmo.
Per assaggiare il Gin 72 (www.gin72.com) avete diverse opzioni. Se passate da Fuerteventura potete comprarne una bottiglia, provarlo in un locale o chiedere ai ragazzi di Los Monos Sabios di usarlo per inventarvi un cocktail (il mio gin fizz spaccava). In Italia lo trovate qui: https://www.foodedrinkconsulting.it/prodotto/gin-72-london-dry/
Riccardo Schiassi con le bottiglie del suo gin: ne produce circa 7-8 mila l’anno. La grafomane viene introdotta ai misteri della distillazione del gin. I botanici con i quali Riccardo prepara il suo gin: sono 16, quasi tutti provenienti da Fuerteventura (a parte il ginepro, che è sardo perché alle Canarie non cresce). Mix di botanici: il ginepro prevale (altrimenti non sarebbe gin). Riccardo controlla la temperatura nell’alambicco. Riccardo al lavoro in distilleria. Montone sull’alambicco di Gin 72. L’ing impegnato a imbottigliare il gin. La grafomane prende a martellate la bottiglia di gin per inserire il tappo. Etichettatura. Strane formule dietro al gin perfetto. Il logo del Gin 72: l’elefante è il portafortuna di Riccardo. Ha la benda sull’occhio perché è anche un po’ pirata… Montone tra le bottiglie di Gin 72. Con lui l’elefante pirata simbolo della distilleria, tricottato da una cliente. Selfone con Riccardo davanti al suo storico alambicco dove distilla gin da decenni. Riccardo Schiassi sull’uscio della sua distilleria di gin a Corralejo: è la più piccola del mondo.