Non importa quanto rimani, Fuerteventura vale sempre il viaggio. L’anno scorso, oltre a due mesi di smart working salvifico, l’isola del vento in mezzo all’Atlantico ci aveva regalato l’incontro con il titolare – italianissimo – della distilleria di gin più piccola del mondo, con sede a Corralejo. Ora, a gennaio 2022, torniamo a dire ciao agli amici nomadi digitali che ancora bazzicano da queste parti, e facciamo un’altra scoperta meravigliosa: un liutaio veronese che vive a Villaverde e costruisce a mano chitarre e timple, i tipici strumenti canari simili all’ukulele, ma con la cassa armonica bombata e cinque corde invece che quattro. La cosa ci entusiasma già di per sé, perché il timple, strimpellato dai già citati amici, è la colonna sonora – anzi la colonna portante – della nostra permanenza in loco. Figurarsi, poi, quando il liutaio ci accoglie nel suo mini laboratorio e ci racconta la sua storia un po’ folle. Ché concedetemelo, per fare il liutaio a Fuerteventura, un po’ folli bisogna esserlo.
Lui si chiama Luca Canteri e nella sua vita precedente faceva l’informatico. A Fuerte ci è venuto la prima volta nel 1992, a nemmeno vent’anni, per surfare. E per surfare è tornato una, due, molte volte, finché a un certo punto ha pensato bene di trasferirsi. E fin qui niente di strano. Nel frattempo, però, Luca suonava anche in un gruppo. «Nel 2007 volevo comprarmi una chitarra nuova», racconta. «Ne volevo una fatta bene, ma i prezzi dei liutai erano fuori dalla mia portata. Così ho deciso di costruirmela da solo, un po’ come avevo già fatto con più di una bicicletta. Mi sono letto libri su libri, ho fatto delle prove, mi sono procurato il legno: noce italiano e abete della Val di Fiemme. Ci ho messo due-tre mesi, ma alla fine è venuta benino». O forse un po’ meglio che “benino”, dato che un tizio americano l’ha vista in foto su un forum di appassionati e gliene ha subito chiesta una identica.
Da lì in poi, poco alla volta, l’hobby si è trasformato in un mestiere. Oggi Luca riceve ordini da mezzo mondo, da Europa, Giappone e Sud Corea, quando può salta su un aereo e fa le consegne di persona. Di strumenti ne fa cinque-sei all’anno, raramente di più. I clienti se li ricorda tutti, uno per uno. «Lavoro lentamente e realizzo tutto a mano», spiega. «L’unico attrezzo elettrico che uso ogni tanto è la levigatrice». Di macchinari moderni neanche a parlarne: per tagliare, levigare, incollare, verniciare, Canteri non ne ha bisogno. Gli servono invece molta pazienza, occhio, orecchio, persino naso: «Annuso sempre il legno, mi aiuta a capire se è pronto». Guai a impiegarne uno di bassa qualità o troppo umido, la chitarra verrebbe una schifezza: «Per la tavola armonica, che è l’anima dello strumento e ne determina il suono, prendo l’abete italiano da un fornitore di fiducia in Val di Fiemme. Uso le tavole solo se hanno un’umidità relativa inferiore al 10 per cento: se è più alta, le metto a riposare anche tre, quattro anni. Potrei usare i forni per abbassarla in fretta, come fanno i grandi produttori, ma il risultato non è lo stesso. Preferisco aspettare», dice. «Per il fondo e le fasce, invece, lavoro con il palissandro del Madagascar, che a differenza di quello indiano, coltivato, cresce spontaneo, quindi meno velocemente. Anche in questo caso, lentezza è sinonimo di qualità superiore». Segue una spiega dettagliata di come si fa una chitarra, dal disegno alla verniciatura, passando per quei particolari che rendono unici gli strumenti di luca: la rosetta (l’elemento decorativo della buca) interrotta, con intarsi e microtasselli a formare labirinti di legno, il suo logo sul dodicesimo tasto e via così. Alla fine non ci sembra più così strano che per farne una completa gli ci vogliano mesi: duecento ore per costruire, altre cento per verniciare. «Solo per la rosetta servono cinque giorni di lavoro», rivela. La fretta non è un suo problema. E se ad andare di fretta è il cliente, è nel posto sbagliato. A essere in quello giusto, di posto, è lui, Canteri: «Fuerteventura è il luogo perfetto per la liuteria», dice. «L’umidità è ideale, sempre attorno al 50 per cento: la condizione perfetta per lavorare uno strumento. Se facessi una chitarra in un ambiente troppo umido, la si potrebbe usare solo a Verona quando c’è nebbia». Il legno è vivo, se l’aria si fa secca, tende a creparsi, al contrario rischia di gonfiarsi. «Di questo bisogna sempre tener conto. Per questo lavoro solo su commissione: per me è fondamentale sapere non solo chi suonerà, ma anche dove». Alla faccia di quello che la liuteria non l’ha mai studiata a scuola. «Mi piace fare le cose da me, se posso. L’impianto idraulico di casa l’ho costruito da solo. Sono fatto così: sono caparbio e meticoloso, se una cosa non viene come dico io, ricomincio da capo finché non è eccellente. E ogni volta che finisco, faccio un elenco dei punti che posso ancora migliorare». Né disdegna la “palestra”, come la chiama lui. «Molti colleghi liutai non fanno riparazioni. A me invece piace: si imparano molte cose. Qui sull’isola chiunque abbia uno strumento da sistemare viene da me». Di concorrenza, in fondo, non ce n’è molta. Giusto i timple hanno i loro artigiani specializzati, «ma molti li fanno per hobby, nel garage di casa». Lui ne ha costruiti una quindicina, la maggior parte per timplisti professionisti «che vogliono uno strumento che sia anche bello da vedere per quando li invitano in Tv». A proposito di bello da vedere: prima di salutarci, Luca sfodera la sua prima chitarra elettrica, blu cobalto, lucida come uno specchio, così perfetta che non osiamo toccarla. Una roba da rock star, degna di una copertina. E chissà che un giorno non ci finisca davvero…
Il sito di Luca è https://www.lcguitars.com
Luca Canteri nel cortile della sua casa-laboratorio a Villaverde. Montone accanto a un timple in costruzione. Timple in costruzione. Lo strumento canario è caratterizzato dalla cassa armonica bombata, la “joroba” (gobba), per la quale viene anche chiamato “cammellito”. Timple in costruzione, dettaglio della paletta con il suo decoro elaboratissimo. Luca Canteri nel suo laboratorio. Vive a Fuerteventura da 20 anni e fa chitarre dal 2008. Rosetta in progress, l’elemento decorativo della buca della chitarra. Quelle di Luca sono tutte interrotte e molto elaborate. Montone nel laboratorio del liutaio Luca Canteri. Chitarra acustica, work in progress: per costruirne una da zero, Canteri ci mette dai due ai tre mesi, per un totale di circa 300 ore di lavoro. Gli strumenti di lavoro di Canteri: di elettrici quasi non ne usa. Strumenti di lavoro. Dettaglio di uno degli strumenti di Luca. Le venature del legno dicono molto: quando sono così fitte, significa che l’albero è cresciuto lentamente. In questo caso la qualità è migliore. Le rosette di Luca sono caratterizzate da intarsi molto elaborati. Schizzi preparatori per timple. Montone in posa nel laboratorio di Canteri. Luca con una delle sue splendide chitarre. Canteri maneggia con cura una delle sue chitarre. Tutte le sue creazioni sono pezzi unici, vere opere d’arte. Chitarra classica, dettaglio. Luca con la sua prima chitarra elettrica: un esperimento, dice, ma a noi pare già perfetta. Luca nel suo laboratorio: sul tavolo, un embrione di cassa armonica. La vista dal laboratorio di Luca. Non male…