A tutti quelli che, prima della nostra partenza, ci avevano chiesto: “Ma che ci andate a fare, in Albania?”, abbiamo mandato una foto di Ksamil fatta dal nostro terrazzino con affaccio sulla spiaggia. Non c’è stato bisogno di aggiungere altro. Pouf, sparite in un secondo le perplessità di chi è convinto che l’Albania sia solo quella dei barconi degli Anni 90.
Ksamil significa “sei miglia”, che è la distanza che la separa dall’isola di Corfù: si trova all’estremo sud del Paese e sembra un paradiso tropicale, tanto il mare è azzurro e cristallino. Niente da invidiare alla Sardegna, né alla Corsica, alla Grecia o alla Croazia. Con in più il vantaggio che, essendo noi arrivati all’inizio della stagione, non c’è ancora in giro nessuno e le spiagge sono (quasi) tutte per noi, con tanto di narghilè da fumare sui lettini in attesa del tramonto. Ad agosto, lo intuiamo, sarà l’inferno: la potenza di fuoco di alberghi e ristoranti è tale da farci capire che qui non è sempre così tranquillo. Ma noi siamo i privilegiati delle ferie quando ci pare, quindi godiamocela.
E sì, ce la godiamo. Ksamil è solo una tappa: da Valona in giù, la costa ionica dell’Albania è un susseguirsi spiagge, spiaggette e baie, con un mare da strapparsi i vestiti e buttarcisi dentro senza pensarci un secondo. Siamo così entusiasti delle acque albanesi che pure al Blue Eye, una pozza gelida che dalla costa si raggiunge in un’oretta, ci tuffiamo senza remore, surgelandoci le membra in un contesto davvero idillico.
Più a nord è un po’ diverso: la costa Adriatica è meno invitante, per dirla con un eufemismo. Per carità, sopra Durazzo c’è la penisola di Capo Rodon che ha la sua dose di fascino: vegetazione selvaggia, roccioni e bunker fin sulla spiaggia. A proposito dei bunker: ce ne sono a profusione ovunque, grandi, piccoli, più o meno nascosti, alcuni in posizioni davvero improbabili. Risalgono ai tempi del regime di Hoxha: per consolidare lo spirito nazionale, il dittatore non aveva trovato di meglio che far credere ai cittadini che l’Albania fosse sotto minaccia costante dall’esterno. Tutti gli Stati sono brutti e cattivi, quindi meglio correre ai ripari: ed ecco che ovunque spuntarono gli igloo di cemento, che oggi sono ancora lì, a metà strada tra il memento e l’attrazione turistica.
Ma dicevamo di Durazzo. Premesso che abbiamo visto solo i lidi e non il centro, non ci ha fatto una grande impressione (sì, sto ancora parlando per eufemismi). È il mare di Tirana, e un po’ ti chiedi se i tiranesi non farebbero meglio ad andare in montagna: sembra una località qualsiasi della nostra riviera adriatica, alla quale abbiano tolto il lungomare saldando al suo posto la periferia di Cinisello Balsamo. Manca anche la piadina, ma quello non è un problema: si supplisce con i borek appena sfornati, i fagottoni di pasta fillo ripieni di formaggio che mangiamo fino a prenderne la forma e le sembianze. Il cibo è un’altra ragione per cui amiamo l’Albania, paese dalla cucina generosa che mixa influenze balcaniche, greche, turche e italiane. Eppure ai ristoranti gli albanesi preferiscono i bar, dove consumano caffè e soft drink a ogni ora del giorno. Noi ci domandiamo perplessi perché siamo gli unici a cercare un posto dove cenare. E finiamo ancora una volta a tener compagnia all’ennesimo ristoratore solitario…
(continua…)
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