Se lo Sri Lanka fosse un cioccolatino, sarebbe uno di quelli con il cuore ripieno – buono fuori, ma ancora più buono dentro. Perché sì, le coste e le spiagge sono belle, bellissime, ma il meglio del Paese sta nell’entroterra, tra rovine di antiche capitali, luoghi sacri e piantagioni di tè che rivestono come un manto morbido le pendici delle montagne. Sono soprattutto queste ultime a fare dello Sri Lanka una cartolina: che le si guardi dall’alto o dal basso, dal finestrino di un treno sovraffollato o da quello di un autobus impazzito tra le curve e i tornanti, le piantagioni offrono un colpo d’occhio altrettanto suggestivo delle risaie terrazzate del Vietnam o delle Filippine. Rapiscono l’occhio, cullano lo sguardo, ipnotizzano la mente. Onda su onda, sono un mare verde che a tratti sparisce nella nebbiolina per poi riapparire quando meno te lo aspetti.
Il modo più gettonato per visitare l’Hill country, cioè la suddetta regione delle piantagioni, è prendere il treno che l’attraversa, muovendosi lento da Colombo a Badulla. È un treno assai vintage, sempre in ritardo, per lo più sovraffollato: se non fosse per il paesaggio che sfila fuori dai finestrini, non differirebbe da un treno pendolari dei nostri, di quelli che ogni giorno strappano grappoli di bestemmie alle persone costrette a prenderli per andare a lavorare. Nell’Hill country, invece, il treno impacchettato di umanità è il luna park dei tik-toker e delle influencer, che con abiti svolazzanti e chiome al vento si sporgono, si appendono, rischiano di essere schiaffeggiati da pali e cespugli per amore di un reel che provi al mondo che loro, lassù su quel treno, ci sono saliti. Noi non abbiamo abiti svolazzanti, le nostre chiome aderiscono alla faccia per il caldo e il sudore. Nella carrozza di terza classe, respiriamo solo in virtù del fatto che siamo più alti della media degli srilankesi. Ragione per cui la preferiamo alla seconda classe. Da Kandy a Hatton, siamo comunque in un girone dell’inferno. Da Haputale a Demodara, qualche giorno dopo, va meglio, a tratti abbiamo dello spazio vitale, ma l’esperienza resta ugualmente molto meno romantica di quanto vogliano farti credere i blog e le guide di viaggio.
Assai più romantico è svegliarsi la mattina ad Haputale e accorgersi che la cittadina è stata rubata dalla nebbia – guardare fuori e indovinare le forme delle montagne, osservarle con intento fino a stanarle dal loro nascondiglio. E romantico è salire in tuk tuk fino al Lipton’s seat, dove Sir Thomas Lipton si sedeva a bearsi del suo impero, e di nuovo non vedere a un palmo dal naso. Ma poi scendere a piedi tra i filari di piante di tè, e piano piano assistere alla foschia che si apre come un sipario, e d’improvviso davanti agli occhi trovarsi tutta la gloria ordinata di questi cespuglietti tenaci, verdissimi e fogliosi, interrotti nella loro monocromia solo da qualche donna curva e operosa, intenta alla raccolta. E ancora, romantico è alzarsi all’alba sulle montagne poco fuori Ella, affacciarsi al balcone e salutare il giorno nel silenzio intervallato dal frastuono della natura, dagli uccelli chiassosi e dalle scimmie impertinenti. E poi visitare le fabbriche di tè, Dambatenne (quella di Lipton) o la meno nota Kelliebedde, ad Haputale, e trovarle ferme all’Ottocento, con gli stessi macchinari imponenti e ancora perfettamente funzionanti di una volta, e da quei macchinari vedere nascere il tè, sentirne l’odore che impregna l’aria e tutto pervade.
Il meglio lo troviamo a Gammaduwa, nel mezzo del niente sulla strada (tortuosa) tra Dambulla e Kandy. In posizione privilegiata, con vista sulla valle, un garbato signore inglese ha fondato la sua tea estate con guesthouse. Ci passiamo una notte e non vorremmo andarcene più. Il posto è meraviglioso, il cuoco ci riconcilia con la cucina dello Sri Lanka e i suoi sapori audaci, il signor Dave è un padrone di casa affabile e un produttore competente (con somma gioia dell’ing che può disquisire con lui di tè in tutte le sue forme). Pure il cane è simpatico. Ce ne andiamo convinti di aver trovato il paradiso.
IN TRENO TRA LE PIANTAGIONI: 10 CONSIGLI PRATICI
1 – La maggior parte della gente sale a Kandy e scende a Ella, sparandosi tutta la tratta in una sola tirata. Si parla di sette, otto ore di viaggio, più il ritardo fisiologico del treno: un tour de force che magari anche no. Noi, avendo qualche giorno a disposizione, abbiamo spezzato il viaggio, facendo in treno da Kandy a Hatton (tre ore) e poi, qualche giorno dopo, da Haputale a Demodara (un’oretta abbondante). Da Hatton a Haputale abbiamo preso il bus: è più rapido, più frequente e il paesaggio è altrettanto suggestivo.
2 – Anche se vi fermate a Ella per la notte, scendete a Demodara, la stazione successiva: primo, perché il treno a Ella si svuota e finalmente ci si gode il viaggio; secondo, perché così si passa sul Nine Arches Bridges, il ponte a nove archi che è tra i punti di interesse della zona. Da Demodara a Ella poi potete prendere un tuk tuk.
3 – Se tra Kandy ed Ella avete tempo per uno stop intermedio, non perdete Haputale. È un piccolo gioiellino autentico e rustico, dove i locali western style non hanno ancora preso il sopravvento.
4 – Nuwara Elyia, invece, è alquanto inutile. Skippatela allegramente. Le stesse escursioni che potete fare da qui le potete fare da Haputale.
5 – A Ella, prendetevi una guesthouse un po’ fuori dal centro. Magari a Kithaella, con vista. Le migliori sono quelle un po’ in alto, ma lungo la ferrovia, perché per arrivare in centro poi basta camminare una decina di minuti lungo i binari.
6 – Se volete viaggiare comodi, prenotate – in prima o seconda classe – o almeno provateci: online, potete farlo da un mese prima della data del viaggio. Ma i posti riservati esauriscono subito, soprattutto nelle festività e nei weekend. I biglietti senza prenotazione invece non esauriscono mai: basta arrivare in stazione poco prima del treno, comprare e poi stiparsi in carrozza (non vale per la prima classe, solo su prenotazione).
7 – Da Kandy a Nuwara, il lato destro del treno è quello dove si gode il panorama migliore. Se vi conquistate la porta in seconda o terza classe, avete vinto. Ma siate buoni: non mettetevi di traverso oscurando la vista a tutti gli altri. Fare a turno è cosa buona e giusta e vi guadagna punti karma.
8 – Non c’è bisogno di arrivare in stazione ore prima, anche se dovete comprare i biglietti. Primo, perché la biglietteria li mette in vendita con un’ora di anticipo, non prima; secondo, perché tanto il treno è sempre e comunque in ritardo.
9 – Armatevi di pazienza e se soffrite di claustrofobia lasciate perdere.
10 – Se proprio volete farvi immortalare mentre pencolate fuori dalla porta del treno, occhio ai cespugli.





