Tempo fa, il mio buon ingegnere, sempre foriero di idee frizzantine, mi disse che non vedeva altro modo per visitare lo Sri Lanka che guidando un tuk tuk. E dunque è così che l’abbiamo visitato – ché quando l’ing si mette in testa una cosa, difficilmente cambia idea. E chi sono io per privarlo della gioia di guidare uno scassone a tre ruote, che fa al massimo i 45 km/h e rischia di ribaltarsi nei fossi a ogni sterzata? Mie perplessità a parte, affittare un tuk tuk è pratica piuttosto comune tra i turisti. Noi però non ci siamo accontentati di un semplice noleggio e ci siamo uniti alla Rickshaw Run, una specie di gara/corsa/avventura organizzata dagli stessi inglesi pazzi che hanno ideato il Mongol Rally e altre scorribande motoristiche per scappati di casa.
Dunque funziona così: si parte tutti insieme da Rekawa, sulla costa sud, e dopo sette giorni ci si ritrova a Negombo, sopra Colombo, possibilmente con tutte le ossa e i rickshaw interi. Non c’è un itinerario prefissato, non ci sono regole né un numero di chilometri minimo o massimo, non ci sono premi o classifiche. Vince chi si diverte, e ci divertiamo tutti, nonostante i ribaltamenti stradali, i guasti meccanici e gli incontri ravvicinati con la fauna locale. In tutto siamo una cinquantina di equipaggi, gruppi di amici, coppie di amiche, coppie-coppie, padri e figli, madri e figli, famigliole, fratelli, tutti accomunati da questo insano desiderio di andare in giro scomodi e disagiati.
E sì, è oggettivamente divertente – un modo bellissimo, anche se non veramente l’unico come sostiene l’ing, per esplorare lo Sri Lanka. Perché il tuk tuk sarà anche lento e fragoroso e inaffidabile, ma è una macchina da guerra – piccola, ma inesorabile. Se maneggiato con cura (leggi: dall’ing, e non da me), il tuk tuk sfida il traffico, tiene testa ai bus, attacca le salite più impervie (in prima, a 2 kph), all’occorrenza guada anche (le pozzanghere). Ma soprattutto, il tuk tuk fedele ti permette di fermarti dove vuoi, quando vuoi: sul ciglio della strada quando una bancarella attira la tua attenzione con i suoi frutti strani, al negozietto per comprare l’ennesima bibita troppo zuccherata, in mezzo al nulla quando il paesaggio merita una foto, tra i campi, ai bordi delle risaie, dei palmeti, delle piantagioni di tè. Certo ha anche qualche svantaggio, tipo quando sulla strada che costeggia lo Yala national Park incontri gli elefanti e uno di loro ti infila la proboscide nell’abitacolo in cerca di qualcosa da mangiare, e tu (io) non sai se ridere o piangere mentre il bestione ti prende a proboscidate finché non trova un sacchetto da rubare, con dentro banane, un pacchetto di cracker e qualche adesivo plastificato.
Altri del gruppo vivono avventure più hardcore. Chi finisce dal meccanico, chi in uno stagno, chi in un fosso, chi preda delle scimmie. Due ragazze conquistano il TG nazionale dopo essersi rovinosamente ribaltate in montagna. Nessuno si fa male. All’arrivo siamo tutti così esaltati dall’avventura che a riconsegnare il mezzo ci si spezza un po’ il cuore. E di nuovo l’ing profetizza: “L’unico modo che vedo per visitare l’India è guidando un tuk tuk”. Ecco…
MUOVERSI IN SRI LANKA
– Per girare in tuk tuk, potete partecipare alla Rickshaw Run oppure noleggiare in autonomia: cercate “tuk tuk rental” su Google e vi si aprirà un mondo. Anche senza guidarne uno, il tuk tuk è il mezzo per eccellenza per le brevi distanze: ne troverete a bizzeffe ovunque, pronti a portarvi a destinazione per poche centinaia di rupie. Contrattare sul prezzo: in genere gli autisti scaltri gonfiano i prezzi per i turisti – ma parliamo comunque di prezzi ridicoli. Per evitare di essere turlupinati, comunque, potete scaricare l’App PickMe, che funziona come Uber e permette di vedere il prezzo della corsa in anticipo.
– In alternativa ai tuk tuk, per le lunghe distanze usate i bus: sono economici, frequenti e vanno davvero ovunque. Spesso sono affollati ma raramente abbiamo viaggiato in piedi. Alcuni hanno l’aria condizionata, altri sono delle specie di discoteche ambulanti, con tanto di neon e musica a palla. I bus rossi sono quelli governativi, guidati da autisti addestrati per uccidere: quando ci salite reggetevi forte, quando ne incontrate uno – che siate a piedi o su un mezzo vostro – ricordatevi sempre che lui è più grosso e cattivo. Non potete competere, dunque scansatevi, se volete salva la vita.
– I treni sono un’opzione, hanno un costo irrisorio ma sono lenti e sempre in ritardo.
– Se avete poco tempo e/o preferite viaggiare comodi, affidatevi a un driver. Ma sappiate che vi perderete parte del divertimento on the road.







ponte su fiume Mahaweli.