Ram On The Run
Un Montone in viaggio
  • Home
    • Ram On The Run
    • Breve storia di Montone III, monarca
    • Chi Siamo
  • Destinazioni
    • Africa
    • Americhe
    • Asia
    • Europa
    • Oceania
  • Il Viaggio
    • L’itinerario
    • Sud Est Asiatico
    • Sud America
  • Gli italici
    • Chi sono?
    • Incontri all’estero
    • Italici a Milano
  • Contatti
Uzbekistan/1 – Via della Seta: Samarcanda, Bukhara, Khiva
Federica CapozziMay 26, 2025
Like0LikedLiked
Asia, Destinazioni

Uzbekistan/1 – Via della Seta: Samarcanda, Bukhara, Khiva

Un viaggio in Uzbekistan lungo l’antica Via della Seta è la nemesi del tanto in voga “off the beaten track”. Primo, perché Samarcanda, Bukhara e Khiva, che della Via della Seta sono le tappe uzbeke da non perdere, sono città moderne, turistiche, dove anche il più imbranato dei viaggiatori troverà tutto quello che gli serve e pure tutto il superfluo, tipo abiti e tuniche faux-ikat* che una volta a casa finiranno in fondo all’armadio con decine di altri capi etnici (*l’ikat è una tecnica di tintura e tessitura tradizionale molto complessa, con la quale si ottengono bellissimi tessuti dalle fantasie geometriche; nel faux-ikat, i disegni sono analoghi, ma vengono stampati – è quindi la versione “povera” dell’originale). Secondo, perché l’Uzbekistan va parecchio di moda ultimamente, dunque non stupitevi se i venditori dei bazar più turistici vi rivolgono la parola in italiano e/o incontrate il vostro vicino di casa. Terzo, e sostanziale, perché la Via della Seta è “the beaten track” per eccellenza, la rotta commerciale più famosa di sempre – l’unica che un tempo collegava l’Asia all’Europa, e per circa quindici secoli è stata battuta da mercanti carichi di spezie e tessuti, di pietre preziose, olii e profumi, di tè, carta e altri lussi e stranezze.

Ma se merci e mercanti erano soltanto in transito, lo splendore delle città sorte sulla loro rotta è ancora lì, intatto e glorioso. Eroico, persino, se si pensa ai decenni di dominazione sovietica che altrove sono riusciti a spazzar via ogni forma di estetica. Non qui. Lungo la Via della Seta, moschee e madrase (le scuole islamiche) splendono imperterrite, lucide di piastrelle blu e azzurre, di ricami d’oro, delle intricate iscrizioni dei calligrafi; i minareti accompagnano tutti gli occhi verso il cielo, i mausolei maestosi negano la morte rendendole allo stesso tempo onore, un decoro dopo l’altro. È un’abbuffata di storia, una sbronza di bellezza, la ballata dell’horror vacui. È una gara tra sovrani che per secoli hanno spremuto architetti e costruttori per fare bella figura, per essere ricordati come i più potenti e munifici e grandiosi, nonché spietati con gli architetti che non li compiacevano abbastanza.

Insomma, è tutto molto bello, sontuoso, splendente. Samarcanda con il suo Registan, la piazza delle tre madrase che s’accende al tramonto, Bukhara con le cupole color sabbia, Khiva racchiusa tra le mura come un gioiello nello scrigno. Restiamo impalati ad ammirare le facciate, scattiamo mille foto tutte uguali, esploriamo gli antri, leggiamo storie e leggende, saliamo scale, cerchiamo panorami e punti di vista. Potremmo restare qui per sempre – ma all’atto pratico, ci facciamo bastare uno/due giorni per ciascuna città, riuscendo con agio a vedere tutto quello che ci interessa senza soccombere al peso della cultura.

E potrei andare avanti per ore a decantare questi luoghi, invece lascerò che a parlare siano le foto dell’ing e mi accontenterò di concludere con una serie di appunti buttati a caso, che potrebbero essere utili ma anche no.

1 – Tashkent, la capitale, è alquanto trascurabile, ma visto che è lì che si atterra, tanto vale farsi un giro. Quello che vale davvero la pena vedere in città è il Bazar Chorsu, il grande mercato locale – sorprendentemente ordinato – dove esaminare tutto il campionario di frutta, verdura e specialità uzbeke. Assaggiate le albicocchine verdi che sembrano olive: sono aspre ma gradevoli, gli uzbeki le mangiano con il sale. E se passate da queste parti all’ora di pranzo, approfittate del Plov Center, dove pare facciano uno dei plov (riso con carne e verdure) migliori del Paese.
2- A proposito di cibo: di tutte le opere d’arte dell’Uzbekistan, la più ammirevole è il pane. Caldo, fragrante, alto come una ciambella a Samarcanda o più basso altrove, sempre di forma circolare, spesso decorato con motivi geometrici, esce dai forni d’argilla e viene venduto un po’ ovunque, in bancarelle e carretti traboccanti. È la prova che bastano pochi centesimi per essere felici.
3 – Di tutte le qualità del popolo uzbeko, la solarità non è quella predominante. A volte si viene trattati con una certa ruvidezza, ma niente di terribile – chiunque sia stato in ferie in Liguria sa che c’è di peggio.
4 – Vige nel Paese una strana forma di sessismo. Alle donne la birra viene spesso servita con la cannuccia, cosa che andrebbe dichiarata illegale e contro la morale.
5 – Occhio ai samsa, specialità da forno di cui gli uzbeki vanno fieri come gli italiani della pizza. Trattasi di un involucro di pasta di pane pieno di carne e/o verdure: buono, eh, ma a noi è capitato di mangiarne alcuni che avevano il peso specifico del piombo e avrebbero sfamato un intero villaggio africano. Insomma, non ordinatelo come antipasto a meno che non abbiate molto appetito. Probabilmente vi sazierà per giorni.
6 – L’ing consiglia la torta San Sebastian, che pur essendo un dolce basco, è molto popolare in Uzbekistan. Trattasi di cheesecake senza base di biscotti, servita in fette giganti da un milione di calorie l’una.
7 – Consigli per gli acquisti: oltre ai tessuti ikat e faux-ikat, vanno fortissimi i coltelli – lavorati a mano, meravigliosamente decorati, sono l’oggetto da riportarsi a casa (se non viaggiate, come noi, con il solo bagaglio a mano).

Consiglio randomico extra: se volate con Azerbaijan Airlines e fare scalo a Baku, prendetevi una giornata per visitare la capitale azera, che è molto graziosa e con un centro storico di tutto rispetto. Noi siamo stati felicissimi di trascorrerci 24 ore tra un volo e l’altro.

Baku, la capitale dell’Azerbaijan, è un mix di antico e moderno. Qui, il centro e sullo sfondo le Flame towers.
Il lungomare di Baku (Azerbaijan), dove ci siamo fermati per uno scalo di 24 ore.
La metropolitana di Tashkent, aperta negli Anni 70 (dunque in epoca sovietica), è un museo sotterraneo: ogni stazione è decorata in maniera diversa.
Il bazaar di Tashkent: forse il luogo che più vale la pena visitare in città.
Il gigantesco hotel Uzbekistan a Tashkent. Era l’hotel più lussuoso della città in epoca sovietica.
Montone al Registan, la piazza di Samarcanda dominata da tre madrase.
Madrasa Tilya-Kori, Registan – Samarcanda.
Madrasa Sher-Dor, Registan – Samarcanda.
La madrasa Ulugh-Beg, una delle tre che si aprono sul Registan a Samarcanda.
Artigiano al lavoro nella madrasa di Ulugh-Beg, Samarcanda.
La moschea di Bibi-Khanym fu costruita nel XV secolo. Fin da subito, fu una delle moschee più grandi e più belle del mondo islamico.
La moschea di Bibi-Khanym, intitolata alla moglie di Tamerlano.
La necropoli Shah-i-Zinda, Samarcanda.
Necropoli Shah-i-Zinda, Samarcanda.
Ceramiche decorate al Bazar Siyob, Samarcanda.
Le cupole sontuose all’interno del Mausoleo di Tamerlano, Samarcanda.
Il Registan, cuore dell’antica Samarcanda.
Deserto e riserva d’acqua fuori Bukhara.
Piazza Lyabi Khause (o Lyab-i Hauz) a Bukhara si sviluppa attorno all’unico bacino idrico della città che non sia stato interrato.
Il minareto Kalyan, parte del complesso Po-i-Kalyan di Bukhara.
Panorama di Bukhara dall’Ark, la fortezza.
Il bazaar Toqi Telpakfurushon e le sue cupole caratteristiche, Bukhara.
Madrasa Char Minar, Bukhara.
Le mura dell’Ark, la fortezza di Bukhara.
Mura di Khiva.
Khiva dall’alto del minareto Islam Khoja.
Moschea Juma, Khiva. Dettaglio di una delle 218 colonne di legno, intagliate con scritte cufiche risalenti al X-XI secolo.
Colonne di legno intagliato alla Moschea Juma di Khiva: ce ne sono 218.
Minareto Islam Khoja, Khiva.
Minareto Kalta Minor, Khiva. Il suo nome significa “minareto corto”: avrebbe dovuto arrivare a 70-80 metri di altezza ed essere il più alto del mondo islamico, ma il suo committente, il Khan Mohammed Amin, morì nel 1855 e la costruzione dell’edificio venne interrotta al 29esimo metro.
Vicolo di Khiva.

Share this:

  • Share on Facebook (Opens in new window)Facebook
  • Share on X (Opens in new window)X
  • Share on LinkedIn (Opens in new window)LinkedIn
  • Share on WhatsApp (Opens in new window)WhatsApp
  • Email a link to a friend (Opens in new window)Email

Like this:

Like Loading...

Potresti pure dare un'occhiata a

Tenerife e La Gomera Uzbekistan/2 – Moynaq e il Lago d’Aral
Asia, Destinazioni

Taiwan/2 – Fuori città, tra coste, montagne e paesini

Asia, Destinazioni

Taiwan/1 – Taipei e le altre città

Africa, Destinazioni

Tunisia: tra rovine romane, dune e oasi

Le ultime dai viaggi

  • Taiwan/2 – Fuori città, tra coste, montagne e paesini
  • Taiwan/1 – Taipei e le altre città
  • Tunisia: tra rovine romane, dune e oasi
  • Va’ dove ti porta il cane/5 – Sainte-Foy-Tarentaise e la Val d’Isere
  • Va’ dove ti porta il cane/4 – Le isole Frisone e i Paesi Bassi oltre Amsterdam

Categorie

Archives

  • February 2026
  • October 2025
  • September 2025
  • June 2025
  • May 2025
  • February 2025
  • January 2025
  • September 2024
  • August 2024
  • May 2024
  • April 2024
  • February 2024
  • December 2023
  • May 2023
  • March 2023
  • February 2023
  • January 2023
  • July 2022
  • January 2022
  • November 2021
  • October 2021
  • August 2021
  • July 2021
  • June 2021
  • April 2021
  • February 2021
  • January 2021
  • November 2020
  • October 2020
  • September 2020
  • August 2020
  • July 2020
  • May 2020
  • March 2020
  • February 2020
  • January 2020
  • November 2019
  • October 2019
  • June 2019
  • April 2019
  • February 2019
  • January 2019
  • November 2018
  • October 2018
  • September 2018
  • July 2018
  • June 2018
  • May 2018
  • April 2018
  • March 2018
  • February 2018
  • January 2018
  • December 2017
  • November 2017
  • October 2017

Categories

  • Africa
  • Americhe
  • Asia
  • Australia
  • Cibo Italiano
  • Destinazioni
  • Europa
  • Generico
  • Historical
  • Il Viaggio
  • Incontri all'estero
  • Italici
  • Italici a Milano
  • Oceania
  • Organizzazione e Pianificazione
  • Pet sitting
  • Sud America
  • Sud Est Asiatico
Back to top
No ram was harmed making this blog, no journalist paid
Powered by WordPress • Themify WordPress Themes
 

Loading Comments...
 

    %d