Non è che vogliamo fare gli alternativi per forza. Non è che schifiamo Monaco durante l’Oktoberfest perché ci sentiamo superiori al rito orgiastico collettivo, durante il quale turisti in hype si mischiano con bavaresi corpulenti in braghe di pelle e signorine in gonnella e corpetto, tutti rigorosamente con un tasso alcolico ben al di là del livello di guardia. Figurarsi: l’Ing ha già dato in passato e ci tornerebbe domani, e io pure non vedo motivo di esimermi. Anche perché chi non vorrebbe partecipare alla festa popolare più grande e famosa del mondo, durante la quale vengono spillati circa 7 milioni di litri di birra – cioè quanto basta per riempire tre piscine olimpioniche??
In attesa che si presenti l’occasione, ci accontentiamo di un weekend di primavera in una Monaco senza feste brassicole, durante il quale la birra scorre comunque a fiumi e noi ci salviamo dall’annegamento solo grazie ai brezel (che non a caso hanno forma simile a un salvagente). Ecco come passiamo il tempo:
1 – Facciamo il solito free walking tour, che per noi è l’intro migliore a ogni nuova città (qui il link per prenotarlo). Questa volta ci va bene: Brett, la guida, è un americano piuttosto brillante che ci intrattiene per due ore e mezza senza ucciderci di noia, fornendoci una serie di informazioni interessanti riconducibili a due grandi verità: a Monaco tutto ruota attorno alla tradizione; a Monaco tutto ruota attorno alla birra. Per argomentare, il buon Brett ci fa fare un giro del centro storico, mostrandoci come tutti gli edifici distrutti durante la seconda guerra mondiale siano stati ricostruiti a immagine e somiglianza degli originali; dopodiché ci dà un consiglio saggio: se volete fare un’esperienza da veri local, accomodatevi ai tavoloni di legno di un biergarten qualunque, a qualunque ora del giorno, e bevete tutta la birra che riuscite a bere. L’intento non è, ovviamente, quello di ubriacarvi a morte, bensì decidere se preferite la bionda, la scura o la weiss, e di quale birrificio. Ah, scordatevi i microbirrifici artigianali, le IPA e le birre avveniristiche: a Monaco si bevono solo helles, dunkel e weissbier, dunque non fate i fighetti e adeguatevi.
2 – Andiamo a cena all’Augustiner Stammhaus, locanda bicentenaria legata al birrificio più antico della città (i monaci lo fondarono nel 1328, santi uomini). È un posto gigantesco, conviviale, la quintessenza della bavaresità. Astenersi astemi e vegetariani.
3 – Ci facciamo un giro all’Olympiapark, il parco olimpico costruito per i Giochi del 1972, e visitiamo il Museo della BMW, che nell’insieme è bello e ben allestito, anche se probabilmente esercita più fascino sui patiti del genere che su di me, che delle auto apprezzo giusto il colore (e l’assenza).
4 – Visitiamo lo stabilimento della Spaten, dove vengono prodotte le birre a marchio Spaten, Franziskaner e Löwenbräu. La visita non è wow (ma magari con un’altra guida vi va meglio), ma ha i suoi vantaggi: è l’unica a un birrificio storico raggiungibile a piedi dal centro, e si conclude con uno stop al bar per reidratarsi abbondantemente con prodotti autoctoni. Occhio: il tour è disponibile solo il sabato, quando le macchine sono ferme (peccato), e si prenota a questo link.
5 – Andiamo al castello di Nymphenburg, residenza estiva della dinastia Wittelsbach, fatta costruire a metà Seicento dal principe elettore Ferdinando Maria di Baviera per celebrare l’attesa nascita del primogenito. Il poco tempo non ci permette di visitare il palazzo, ma il parco, immenso e gratuito, vale comunque una passeggiata tra le fresche frasche.
Restano fuori, per la prossima volta, un infinita sfilza di musei, l’Englischer Garten, il più grande parco cittadino lungo il fiume Isar, e un giro a tappeto della Residenz, la gigantesca residenza reale in centro città: tre edifici, dieci cortili e un mix di stili che vanno da quello rinascimentale al barocco e rococò. Lo mettiamo in lista per quando torneremo. Oktoberfest e litri di birra permettendo…

























