Diamo questa impressione, io e l’ing, di essere costantemente in vacanza. Trattasi di mito da sfatare. Più corretto sarebbe dire che siamo spesso (non sempre) in movimento, volentieri in trasferta con computer e armamentari lavorativi vari per sfuggire all’estate milanese e alle vacanze d’agosto. Per questo ci siamo votati al pet-sitting (vedi box), che non solo rende sostenibili i nostri viaggi da remote workers, ma ci porta anche dove altrimenti non andremmo in ferie. Tipo il canton Vaud, in Svizzera, che l’ing bazzica con una certa frequenza, perché la sede della sua azienda è a Losanna, ma che io schiferei colpevolmente, nella beata ignoranza di luoghi che invece (al netto dei costi folli della Svizzera) valgono ben una visita.
È così che, al grido di: “va’ dove ti porta il cane”, a fine giugno 2025 approdiamo sulle sponde del lago Lemano (anche detto, impropriamente, lago di Ginevra), nella minuscola, ridente, sonnolenta cittadina di Aubonne, dove c’è ben poco a parte un centro che si gira in tre minuti, ville e villette e tutto attorno boschi e vigne, vigne e boschi, e campi di grano dorato e di girasoli giganti, in un’escalation di instagrammabilità che se fossi un’influencer, ciao, ma per fortuna non lo sono. E dunque cosa si fa a Aubonne per 20 giorni, a parte passeggiare con i cani e annaffiare il giardino selvaggio dei nostri padroni di casa, con tanto di orto che produce verdure che di solito noi, cittadini, vediamo già surgelate? Ecco un compendio, come sempre randomico e non esaustivo, di luoghi, attività e amenità locali:
1 – Il lago, of course. È il più grande della Svizzera e dell’Europa occidentale (Wiki docet), dunque offre sponde, spiagge e lungolaghi per tutti i gusti, alcuni rustici e sassosi, altri moquettati di praticelli verdi e attrezzati di lidi e chioschi. Noi, che siamo milanesi quindi ci piace l’happy hour, ne apprezziamo due in particolare, entrambi provvisti di baretto-da-tramonto e palchetto-da-concerto: La Crique, a Morges, e La Terrasse des Tilleuls a Rolle.
2 – Le vigne, già citate, ma troppo belle nella luce della sera per non citarle ancora, ancora e ancora. Filari ordinati a perdita d’occhio seguono il pendio dolce delle colline, riempiendo di verde tutto lo spazio tra l’azzurro del cielo e il blu del lago, in lontananza. Qui, in particolare, siamo nella zona di Féchy, dove il vino prodotto è principalmente bianco e fruttato e buono.
3 – I festival. Convinti da sempre che in Svizzera non succeda mai nulla di divertente, ci ricrediamo saltando da un evento all’altro fino a non poterne più di gente, musica e street food. A Montreux c’è il Montreux Jazz Festival che si tiene ogni anno per due settimane a luglio e, oltre a moltissimi concerti a pagamento, ne offre altrettanti gratuiti nei locali e tendoni sul lungolago. A Losanna c’è il Festival de la Cité, a Vevey lo StrEAT Food Festival; a Denens, l’annuale fête de l’Epouventail, con tanto di concorso per eleggere lo spaventapasseri più bello.
4 – Le passeggiate: a piedi (dog-friendly) alle Gorges de l’Areuse, verdi e ombreggiate, oppure in moto, su per i tornanti fino al lago di Joux, quasi al confine con la Francia. Lungo la strada, tre tappe interessanti sono la Grande Citadelle de Monthoux, opera folle dell’artista François Monthoux non lontano dalla città di Bière; il museo atelier Audemars Piguet (orologeria di lusso; da prenotare); e la Fondation Jan Michalski, dedicata alla scrittura e alla letteratura.
5 – Losanna e Ginevra, per chi dovesse sentire la mancanza della città: entrambe graziose e lacustri, divertente la prima, più istituzionale la seconda – che, NB, non fa parte del Vaud, ma è lì a due passi dunque vuoi non andarci? A Losanna, il museo Olimpico è imperdibile, bellissimo, emozionante anche se delle Olimpiadi non ve ne frega niente e/o siete nemici giurati dello sport in tutte le sue forme. Sotto Ginevra, invece, vale la pena fare un giro a Carouge, che non è un quartiere della città ma una municipalità separata: una cittadina storica fatta costruire nel XVIII secolo dal re di Sardegna e per questo caratterizzata da un’architettura particolare, nonché da un mood molto rilassato e un po’ hipster, dove – se proprio dovessimo vivere in Svizzera – ci sentiremmo molto a casa.
Dal Vaud e dintorni è tutto. Seguiteci nei prossimi post per un altro capitolo della nostra saga canina!
| INFO PRATICHE: Viaggiare facendo i pet-sitter |
|---|
| Esiste un modo geniale di viaggiare risparmiando sull’alloggio: fare i pet-sitter in cambio di ospitalità. Noi siamo iscritti alla piattaforma Trusted House Sitters: si paga una quota annuale di 119, 149 o 239 euro (a seconda del piano scelto), si consultano gli annunci di chi va in vacanza e lascia a casa i cani (o i gatti, o entrambi), ci si candida, se tutto va bene ci si accorda, e poi si parte. È un win-win totale: il padrone di casa non paga il pet-sitter, il pet-sitter non paga l’alloggio (ma vitto e viaggio sono a suo carico). Noi lo facciamo da qualche anno e ci siamo sempre trovati benissimo. La consigliamo se: vi piacciono gli animali; siete remote workers e ogni tanto volete cambiare aria; non vi scoccia avere qualche responsabilità (prendersi cura degli animali ma anche tenere decentemente la casa, che non è un albergo); vi piacciono le esperienze “local”. Il sito è inglese: la maggior parte degli annunci sono concentrati in UK, Usa e Australia, ma noi l’abbiamo usato anche ad Amsterdam, Berlino, Barcellona, in Francia, in Nord Europa e pure sul lago di Como. Se volete iscrivervi, usate il nostro link per avere uno sconto del 25%! E se poi avete dubbi e perplessità, scriveteci 🙂 |




























