Dopo il canton Vaud in Svizzera, la nostra estate da pet-sitter (vedi box) continua in Vallonia, la più estesa ma meno nota delle tre regioni del Belgio. Se nella regione di Bruxelles ci si va perché c’è, appunto, Bruxelles, e nelle Fiandre per visitare Bruges e gli altri pittoreschi paesini fiamminghi, nella Vallonia francofona, che del Paese occupa la parte meridionale, si rischia di non venirci mai, perché se ne ignorano – colpevolmente – le attrattive. Attrattive che, va detto, consistono soprattutto in campi a perdita d’occhio, castelli, abbazie (NB: tre delle cinque abbazie trappiste belghe, note per la produzione di birra, si trovano in Vallonia: Orval, Chimay e Rochefort) e cieli cangianti, che, da tersi, si rabbuiano in un attimo, e dalle nuvole scaricano a volte pioggerelle, altre scrosci, altre ancora diluvi da invocare Noé.
Noi, in Vallonia – più precisamente a Grand Marchin, un villaggio microscopico sperso nel dolce su-e-giù delle colline a sud di Liegi – ci arriviamo grazie a Jones, un meraviglioso bracco italiano che nel giro di qualche giorno schizza in vetta alla nostra classifica di cani preferiti. Jones è buono come il pane, ha gli occhi dolci del Gatto con gli Stivali di Shrek, le orecchie lunghe che si lascia annodare in testa e la pelle in eccesso come i protagonisti di Skin Tight su Real Time. Al netto dell’alito che pare lo sfiato dell’Inferno, è il cane dei sogni, anche perché vive in un castello di tre piani più seminterrato e torre, circondato da ettari di parco e bosco che si estendono fin dove l’occhio non arriva.
E dunque, eccoci castellani per venti giorni, ospiti di un maniero talmente grande che io e l’Ing, abituati alla vita in un open space milanese dove l’unica porta è quella del bagno, riusciamo a non incontrarci per ore. Fuori dalla proprietà, le strade di Grand Marchin sono deserte ai limiti dell’apocalisse zombie. Ma quando il tempo regge, in moto riusciamo a esplorare i dintorni: la cittadina di Huy, graziosa e nota agli amanti del ciclismo per il muro di Huy, cioè la terrificante salita da superare per tagliare il traguardo della corsa Freccia Vallone: 1,3 km di lunghezza, 128 metri di dislivello e una pendenza che va dall’9,8 al 26%; il castello di Modave, con le sue sontuose stanze e il bel giardino da visitare; Durbuy, che si vanta di essere la città più piccola del mondo, ed è un concentrato di viette medievali, negozietti e localini graziosi; Namur, con il suo bel centro e una pregevole birreria piena di birre interessanti (Le Chapitre); persino Liegi, che a nostro avviso è una città alquanto brutta e trascurabile, ma qualche perla ce la regala comunque, tipo l’artistico e alternativo Pot au lait, “il caffè imperdibile della città ardente”, o il Fort de la Chartreuse, un forte ottocentesco completamente abbandonato e invaso dalla vegetazione. Gite a parte, l’highlight della settimana è la spesa del sabato pomeriggio, quando si fa la spola tra i produttori locali per comprare la frutta da un contadino e la verdura da un’altro, il gelato in una fattoria, latte crudo e yogurt in un’altra e la carne in un’altra ancora. L’idea è quella della spesa a km 0, ma i conti non tornano perché noi di km, per recuperare tutto, ne facciamo un bel po’. Ma vabeh, non spacchiamo il capello in quattro, e soprattutto non toglieteci il divertimento di rifornirci ai distributori automatici al lato della strada, rimpinguati giornalmente dalle aziende agricole con prodotti freschissimi disponibili 24/7.
Quando i padroni di Jones tornano dalle ferie e per noi è tempo di andare, ci si spezza il cuore; ma nuove e mirabolanti avventure ci attendono. Prima di lasciare la Vallonia, partecipiamo al Festival di Ronquières – un festival musicale piccolo ma di tutto rispetto, e organizzato così bene che quasi quasi ci torniamo anche l’anno prossimo. Curiosità: i concerti si tengono proprio accanto al piano inclinato di Ronquières, un doppio ascensore per barche realizzato per sostituire le 14 chiuse del canale Bruxelles-Charleroi. Un’opera complicatissima, di cui io capisco a malapena il funzionamento ma che riempie l’ing di ingegneristica ammirazione.
L’ultima tappa belga è fuori dal territorio vallone, ma citiamola ugualmente perché vale moltissimo la visita: Anversa, secondo porto d’Europa dopo Rotterdam, città dei diamanti e di Rubens, è un gioiello di architettura fiamminga, con il suo centro ben conservato, tutto edifici alti, stretti e coi tetti a spiovente. Da non perdere la stazione centrale, capolavoro di architettura ferroviaria di fine Ottocento/inizio Novecento; l’Handelsbeurs, l’ex borsa costruita nel 1531 e più volte restaurata, oggi di proprietà dell’hotel Marriott ma aperta al pubblico (andateci, è bella quasi quanto la stazione); Chocolate Nation, per saperne di più sul famoso cioccolato belga e farne larghi assaggi; infine la casa-museo della storica famiglia di tipografi Plantin-Moretus, per tutti i nerd dei libri, della carta stampata e del magico mondo dei font.
Bonus track, e poi, giuro, chiudo: per gli amanti delle bizzarrie geografiche e dintorni (tipo l’Ing), c’è Baarle, exclave belga all’interno dei Paesi Bassi. È uno dei luoghi dai confini più assurdi e complicati del mondo: è composta da 22 exclavi belghe, circondate da territorio olandese, ma alcune di queste contengono delle enclavi olandesi. Non ci avete capito niente? Io neppure. Fatto sta che a Baarle si attraversano i confini nazionali passando da un lato all’altro della strada, a volte facendo un passo sullo stesso marciapiede. Per raccapezzarsi, ci si affida alla segnaletica che indica NL o B…
| INFO PRATICHE: Viaggiare facendo i pet-sitter |
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| Esiste un modo geniale di viaggiare risparmiando sull’alloggio: fare i pet-sitter in cambio di ospitalità. Noi siamo iscritti alla piattaforma Trusted House Sitters: si paga una quota annuale di 119, 149 o 239 euro (a seconda del piano scelto), si consultano gli annunci di chi va in vacanza e lascia a casa i cani (o i gatti, o entrambi), ci si candida, se tutto va bene ci si accorda, e poi si parte. È un win-win totale: il padrone di casa non paga il pet-sitter, il pet-sitter non paga l’alloggio (ma vitto e viaggio sono a suo carico). Noi lo facciamo da qualche anno e ci siamo sempre trovati benissimo. La consigliamo se: vi piacciono gli animali; siete remote workers e ogni tanto volete cambiare aria; non vi scoccia avere qualche responsabilità (prendersi cura degli animali ma anche tenere decentemente la casa, che non è un albergo); vi piacciono le esperienze “local”. Il sito è inglese: la maggior parte degli annunci sono concentrati in UK, Usa e Australia, ma noi l’abbiamo usato anche ad Amsterdam, Berlino, Barcellona, in Francia, in Nord Europa e pure sul lago di Como. Se volete iscrivervi, usate il nostro link per avere uno sconto del 25%! E se poi avete dubbi e perplessità, scriveteci 🙂 |
| BONUS: Ascolta la hit dell’estate! In due versioni, creata dall’intelligenza artificiale di SUNO, racconta i nostri progetti – nati negli ampi saloni del nostro castello belga – di conquistare il vicino Lussemburgo con un esercito capitanato dal cane Jones. |
































