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Va’ dove ti porta il cane/2 – Belgio: dalla Vallonia ad Anversa
Federica CapozziSeptember 5, 2025
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Destinazioni, Europa, Pet sitting

Va’ dove ti porta il cane/2 – Belgio: dalla Vallonia ad Anversa

Dopo il canton Vaud in Svizzera, la nostra estate da pet-sitter (vedi box) continua in Vallonia, la più estesa ma meno nota delle tre regioni del Belgio. Se nella regione di Bruxelles ci si va perché c’è, appunto, Bruxelles, e nelle Fiandre per visitare Bruges e gli altri pittoreschi paesini fiamminghi, nella Vallonia francofona, che del Paese occupa la parte meridionale, si rischia di non venirci mai, perché se ne ignorano – colpevolmente – le attrattive. Attrattive che, va detto, consistono soprattutto in campi a perdita d’occhio, castelli, abbazie (NB: tre delle cinque abbazie trappiste belghe, note per la produzione di birra, si trovano in Vallonia: Orval, Chimay e Rochefort) e cieli cangianti, che, da tersi, si rabbuiano in un attimo, e dalle nuvole scaricano a volte pioggerelle, altre scrosci, altre ancora diluvi da invocare Noé.

Noi, in Vallonia – più precisamente a Grand Marchin, un villaggio microscopico sperso nel dolce su-e-giù delle colline a sud di Liegi – ci arriviamo grazie a Jones, un meraviglioso bracco italiano che nel giro di qualche giorno schizza in vetta alla nostra classifica di cani preferiti. Jones è buono come il pane, ha gli occhi dolci del Gatto con gli Stivali di Shrek, le orecchie lunghe che si lascia annodare in testa e la pelle in eccesso come i protagonisti di Skin Tight su Real Time. Al netto dell’alito che pare lo sfiato dell’Inferno, è il cane dei sogni, anche perché vive in un castello di tre piani più seminterrato e torre, circondato da ettari di parco e bosco che si estendono fin dove l’occhio non arriva.

E dunque, eccoci castellani per venti giorni, ospiti di un maniero talmente grande che io e l’Ing, abituati alla vita in un open space milanese dove l’unica porta è quella del bagno, riusciamo a non incontrarci per ore. Fuori dalla proprietà, le strade di Grand Marchin sono deserte ai limiti dell’apocalisse zombie. Ma quando il tempo regge, in moto riusciamo a esplorare i dintorni: la cittadina di Huy, graziosa e nota agli amanti del ciclismo per il muro di Huy, cioè la terrificante salita da superare per tagliare il traguardo della corsa Freccia Vallone: 1,3 km di lunghezza, 128 metri di dislivello e una pendenza che va dall’9,8 al 26%; il castello di Modave, con le sue sontuose stanze e il bel giardino da visitare; Durbuy, che si vanta di essere la città più piccola del mondo, ed è un concentrato di viette medievali, negozietti e localini graziosi; Namur, con il suo bel centro e una pregevole birreria piena di birre interessanti (Le Chapitre); persino Liegi, che a nostro avviso è una città alquanto brutta e trascurabile, ma qualche perla ce la regala comunque, tipo l’artistico e alternativo Pot au lait, “il caffè imperdibile della città ardente”, o il Fort de la Chartreuse, un forte ottocentesco completamente abbandonato e invaso dalla vegetazione. Gite a parte, l’highlight della settimana è la spesa del sabato pomeriggio, quando si fa la spola tra i produttori locali per comprare la frutta da un contadino e la verdura da un’altro, il gelato in una fattoria, latte crudo e yogurt in un’altra e la carne in un’altra ancora. L’idea è quella della spesa a km 0, ma i conti non tornano perché noi di km, per recuperare tutto, ne facciamo un bel po’. Ma vabeh, non spacchiamo il capello in quattro, e soprattutto non toglieteci il divertimento di rifornirci ai distributori automatici al lato della strada, rimpinguati giornalmente dalle aziende agricole con prodotti freschissimi disponibili 24/7.

Quando i padroni di Jones tornano dalle ferie e per noi è tempo di andare, ci si spezza il cuore; ma nuove e mirabolanti avventure ci attendono. Prima di lasciare la Vallonia, partecipiamo al Festival di Ronquières – un festival musicale piccolo ma di tutto rispetto, e organizzato così bene che quasi quasi ci torniamo anche l’anno prossimo. Curiosità: i concerti si tengono proprio accanto al piano inclinato di Ronquières, un doppio ascensore per barche realizzato per sostituire le 14 chiuse del canale Bruxelles-Charleroi. Un’opera complicatissima, di cui io capisco a malapena il funzionamento ma che riempie l’ing di ingegneristica ammirazione.

L’ultima tappa belga è fuori dal territorio vallone, ma citiamola ugualmente perché vale moltissimo la visita: Anversa, secondo porto d’Europa dopo Rotterdam, città dei diamanti e di Rubens, è un gioiello di architettura fiamminga, con il suo centro ben conservato, tutto edifici alti, stretti e coi tetti a spiovente. Da non perdere la stazione centrale, capolavoro di architettura ferroviaria di fine Ottocento/inizio Novecento; l’Handelsbeurs, l’ex borsa costruita nel 1531 e più volte restaurata, oggi di proprietà dell’hotel Marriott ma aperta al pubblico (andateci, è bella quasi quanto la stazione); Chocolate Nation, per saperne di più sul famoso cioccolato belga e farne larghi assaggi; infine la casa-museo della storica famiglia di tipografi Plantin-Moretus, per tutti i nerd dei libri, della carta stampata e del magico mondo dei font.

Bonus track, e poi, giuro, chiudo: per gli amanti delle bizzarrie geografiche e dintorni (tipo l’Ing), c’è Baarle, exclave belga all’interno dei Paesi Bassi. È uno dei luoghi dai confini più assurdi e complicati del mondo: è composta da 22 exclavi belghe, circondate da territorio olandese, ma alcune di queste contengono delle enclavi olandesi. Non ci avete capito niente? Io neppure. Fatto sta che a Baarle si attraversano i confini nazionali passando da un lato all’altro della strada, a volte facendo un passo sullo stesso marciapiede. Per raccapezzarsi, ci si affida alla segnaletica che indica NL o B…



INFO PRATICHE: Viaggiare facendo i pet-sitter
Esiste un modo geniale di viaggiare risparmiando sull’alloggio: fare i pet-sitter in cambio di ospitalità. Noi siamo iscritti alla piattaforma Trusted House Sitters: si paga una quota annuale di 119, 149 o 239 euro (a seconda del piano scelto), si consultano gli annunci di chi va in vacanza e lascia a casa i cani (o i gatti, o entrambi), ci si candida, se tutto va bene ci si accorda, e poi si parte. È un win-win totale: il padrone di casa non paga il pet-sitter, il pet-sitter non paga l’alloggio (ma vitto e viaggio sono a suo carico).

Noi lo facciamo da qualche anno e ci siamo sempre trovati benissimo. La consigliamo se: vi piacciono gli animali; siete remote workers e ogni tanto volete cambiare aria; non vi scoccia avere qualche responsabilità (prendersi cura degli animali ma anche tenere decentemente la casa, che non è un albergo); vi piacciono le esperienze “local”.
Il sito è inglese: la maggior parte degli annunci sono concentrati in UK, Usa e Australia, ma noi l’abbiamo usato anche ad Amsterdam, Berlino, Barcellona, in Francia, in Nord Europa e pure sul lago di Como.

Se volete iscrivervi, usate il nostro link per avere uno sconto del 25%! E se poi avete dubbi e perplessità, scriveteci 🙂

BONUS:
Ascolta la hit dell’estate! In due versioni, creata dall’intelligenza artificiale di SUNO, racconta i nostri progetti – nati negli ampi saloni del nostro castello belga – di conquistare il vicino Lussemburgo con un esercito capitanato dal cane Jones.


Huy e il suo forte che domina il fiume Mosa.
Il castello di Modave, uno dei più belli e meglio conservati della Vallonia belga.
Il castello di Durbuy, sulla riva dell’Ourthe.
Vicoli in centro a Durbuy, “la città più piccola del mondo”.
La campagna di Grand-Marchin.
Jones, il castellano: il cane più bello e buono e puzzolente del mondo.
Il castello di Grand Marchin dove soggiorniamo per fare i pet-sitter.
Vista dal parco del nostro castello di Grand Marchin.
Jones spalmato sul parquet, in tutto il suo molle splendore.
Cespo d’insalata gigante acquistato al distributore automatico di frutta e verdura nei dintorni di Grand-Marchin.
La cittadella di Namur.
Le Chapitre, fornitissimo tempio della birra a Namur.
La “montagna di Bueren”, scalinata di 374 gradini a Liegi.
Le Pot du Lait, locale pittoresco e alternativo di Liegi.
Fort de la Chartreuse a Liegi, abbandonato e invaso dalla vegetazione.
Fort de la Chartreuse, forte abbandonato e in completa rovina a Liegi.
Micidiale “mitralliette”: una specialità belga che consiste in un panino farcito con patatine fritte, carne e salsa/e.
Il Festival di Ronquières: i concerti si tengono sotto la torre di controllo del Piano Inclinato, l’ascensore per navi della città.
La torre d’osservazione del Piano inclinato di Ronquières, l’ascensore per navi per cui la città è famosa. Il festival musicale di Ronquières si svolge proprio lì sotto!
La stazione centrale di Anversa, un capolavoro di architettura ferroviaria di fine 800/inizio 900.
La cattedrale di Anversa affacciata su Keerlus Groenplaats.
Il monumento di Brabo a Grote Markt, Anversa.
Het Steen, il castello medievale di Anversa.
Il museo Plantin-Moretus dedicato alla stampa e alla tipografia.
La grafomane sulla mano del gigante Antigoon, mozzata dall’eroico soldato romano Brabo. È uno dei simboli della città.
Il tunnel ciclopedonale di Sant’Anna, ad Anversa: passa sotto il fiume Schelda e ne collega le rive.
Handelsbeurs ad Anversa, la prima costruzione al mondo realizzata con la funzione di borsa merci.
Doel, città fantasma alle porte di Anversa.
Il mulino di Doel e, dietro, la centrale nucleare.
L’Atomium di Bruxelles (nello specchietto della nostra moto).
Montone a Baarle-Nassau, dove i confini tra Belgio e Paesi Bassi sono un delirio in virtù di un complicatissimo sistema di encalavi ed exclavi. Per sapere dove sei, meglio guardare le lettere sul marciapiede: B sta per Belgio, NL per Netherlands.
A Baarle-Nassau anche lo stesso edificio può appartenere un po’ al Belgio, un po’ ai Paesi Bassi.

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