Lasciata Texel, una delle isole Frisone che punteggiano il mare di fronte alla costa olandese, abbiamo due giorni e mezzo per percorrere in moto i 1.200 chilometri che ci separano dalla prossima e ultima tappa della nostra estate da pet-sitter (vedi box). Destinazione: Sainte-Foy-Tarentaise, stazione sciistica sulle Alpi francesi, poco lontano dal confine con l’Italia. Prima di arrivarci, ci fermiamo una notte a Breda, che vanta “il miglior centro storico dei Paesi Bassi” (mah), e un’altra nel mezzo del caldo nulla a Arc-en-Barrois, nella campagna dell’Alta Marna tutta rovine, campi e silenzi. Per tutta la durata del viaggio la temperatura agostana è rovente: quando finalmente raggiungiamo le montagne della Savoia e il cielo si apre scaricando ettolitri di pioggia, neanche ci lamentiamo.
Né ci lamenteremo per il resto del nostro soggiorno a Sainte-Foy. Siamo circondati dalle montagne, dal paese partono chilometri di passeggiate e le due cane che teniamo sono due angeli pelosi, una vecchia, pigra e lenta, l’altra iperattiva e molto più intelligente di tanta gente che conosciamo. Facciamo vita tranquilla. Sainte-Foy è divisa in due, ce n’è un pezzo in basso (Chef-Lieu), a circa 800 metri d’altitudine, e un altro in alto (Station), a 1.500, dove stiamo noi e dove ci sono gli impianti di risalita, i residence per i turisti e tutte le attività all’aperto possibili ed immaginabili, dalla mountain bike ai kart ai percorsi avventura sugli alberi, minigolf e via dicendo. Insomma, siamo in un villaggio turistico diffuso, ma senza animatori fastidiosi che ti vengono a picchiettare sulla spalla mentre dormi a bordo piscina per coinvolgerti nel gioco aperitivo. Per puro caso ci becchiamo anche il Festival musicale: due giorni di concerti all’aperto con vista Mont Pourri (se fossimo Alessandro Borghese, alla location daremmo 10), con band locali e altre più note (in Francia), birrette e un’aria frizzantina che profuma di soupe à l’onion.
I dintorni li visitiamo poco – arriviamo giusto in cima al colle dell’Iseran, a 2.770 metri (è il passo stradale più alto d’Europa), per patire il freddo e ammirare il coraggio dei ciclisti impavidi, e ci facciamo un giro a Tignes, che è bellina, sì, ma a noi Sainte-Foy piace di più, con quella sua pace di fine agosto che somiglia un po’ all’apocalisse zombie. Ma a un certo punto il tempo si guasta, l’estate finisce, l’autunno fa capolino con qualche settimana di anticipo. I bar smontano i déhors, i ristoranti sbaraccano, per le strade ci siamo solo noi e gli autocarri dei cantieri che ci danno dentro con le nuove costruzioni da ultimare per l’inverno. Al piccolo e costosissimo supermercato, la frutta è ancora più vizza di quando siamo arrivati. Il paese si prepara al letargo. Toula, la nostra cana vecchiotta, si raggomitola sul divano e russa ancora più forte. Solo Effie, l’iperattiva, non si rassegna al finale di stagione, così le tiriamo pigne e legnetti fino al momento di ripartire. Su questa immagine – un cane felice che ci riporta una pigna sgocciolante bava – chiudiamo la nostra estate, e ce ne torniamo a casa a preparare il prossimo viaggio.























