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Tunisia: tra rovine romane, dune e oasi
Federica CapozziFebruary 1, 2026
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Africa, Destinazioni

Tunisia: tra rovine romane, dune e oasi

Così vicina, al netto dei ritardi della compagnia aerea, la Tunisia si offre a noi con il suo inverno mediterraneo, medio-mite (quello che di giorno fa tiepido, di sera meno, e in casa si gela perché a queste latitudini non ci sono i termosifoni), e un sole basso e a tratti accecante, che come un faro di scena accende quanto di bello c’è da vedere nel Paese. Ovvero:

1 – Tunisi e la sua medina tentacolare, labirintica, tutta vicoli stretti, porte colorate, moschee solenni ed eleganti madrase, ristoranti odorosi e vecchi bar che servono chai e shisha. Per scelta obbligata, noi la visitiamo di domenica, quando la maggior parte delle botteghe sono chiuse: niente brulichio vitale del suk, niente spallate per aprirsi un varco tra la folla. Peccato – ma anche le stradine semi-deserte, la cui solitudine è interrotta solo dai gatti vagabondi (tanti), hanno il loro fascino decadente e un po’ misterioso. Nei dintorni: La Goulette, dove i tunisini di Tunisi vanno in massa a mangiare pesce fresco a palate – e dove prendo atto che un menu completo, ottimo e abbondante, mi costa come un poké milanese medio; Sidi Bou Said, la cittadina bianca e blu che fa subito cartolina, e anche un po’ Grecia. Qui, la luce del sole d’inverno ti rincorre per i vicoli, ti acceca alla sprovvista, e poi muore veloce, svuotando le strade dell’orda turistica come un lavandino a cui si toglie il tappo; infine la città portuale di Bizerte (Bizerta) e, poco a sud, la spiaggia di Rimel con i suoi relitti, colossi arrugginiti che si consumano lenti nell’acqua cristallina.

2 – I siti archeologici. Disseminati nella parte più settentrionale del Paese, non troppo lontano dalla costa – ché agli antichi romani non subivano il fascino delle dune del Sahara – sono tutti piuttosto sorprendenti: alcuni per l’ottimo stato di conservazione, molti per la solitudine che vi si respira in assenza di altri visitatori. Cartagine richiede un discreto sforzo di immaginazione per rievocare gli antichi fasti, ma saltarla sarebbe un oltraggio alle memorie scolastiche; Bulla Regia conta i turisti sulle dita di una mano, ma è unica per le sue case a più piani che non si sviluppavano verso l’alto ma metri e metri sotto terra, per sfuggire alla canicola; Dhugga (o Thugga) è vasta e magnifica, una valle di templi in cui vagare alla ricerca del punto più scenografico; Sbeitla mah, non ci ha particolarmente impressionato; ma su tutto vince El Jem, il terzo anfiteatro romano più grande al mondo dopo il Colosseo e l’anfiteatro di Capua: spettacolare, ancora mezzo intero, con tre ordini di gallerie e quella pietra calcarea dorata che al tramonto sembra prender fuoco sotto gli ultimi raggi del sole. Oltre le arcate, uno skyline di minareti stride con i colonnati corinzi e ci riporta con i piedi in Africa.

3 – La strada verso sud che, un tornante dopo l’altro, si inerpica sulle montagne (per i cinefili: è la strada del film Una sconosciuta a Tunisi). Scenografica, tortuosa e brulla, collega come un filo ingarbugliato le oasi di montagna di Chebika, Tamerza e Midès. Ancora per i cinefili: non lontano da Tozeur ci sono i set di Star Wars (uno dei tanti) e Oung Jmel, un roccione in mezzo al nulla diventato famoso per Il paziente inglese.

4 – Douz e le dune. Anche se la porzione di deserto che vediamo in Tunisia è meno affascinante di quella algerina, il Sahara è sempre il Sahara, e un (commercialissimo) giro in quad al tramonto ha il suo perché (soprattutto quando in cima alla Gran Duna si incontrano personaggi improbabili che elargiscono birre tiepide e perle di saggezza).

5 – Il circuito degli ksar, le cittadelle/granai fortificati del deserto. Affascinanti per la loro architettura scavata nella roccia, spazzati da un vento tutt’altro che tiepido, sono tutti simili, eppure tutti diversi: Guermassa, desolata e diroccata, con i suoi due spuntoni di roccia che si stagliano contro il cielo grigio; Chenini, con la sua strada che s’arrotola attorno alle pendici e sale, sale, sale fino a rivelare un panorama di malinconica bellezza (ad averlo saputo prima: ci sono un paio di hotel tradizionali scavati nella roccia, vale la pena passarci una notte); Douiret, stoica tra le raffiche (unica voce e spezzarne il silenzio), dove trovare un segno di vita diventa quasi un gioco; infine Ksar-Ouled-Soltane, con le sue 400 ghorfas (le celle dei granai fortificati) perfettamente conservate e offerte all’esplorazione. Variazione sul tema: Matmata, villaggio troglodita alle porte del deserto – di nuovo, set di Star Wars – dove le case sono scavate nel terreno, non in orizzontale ma in profondità, per proteggere gli abitanti dai 50°C o giù di lì delle estati medie.

Altre varie ed eventuali per concludere: non sottovalutate le distanze (le strade non sono male ma ci vuole tempo); prelevate quando potete perché le carte di credito sono poco usate; occhio all’harissa, salsa piccantissima a base di peperoncino e olio d’oliva (only the brave); occhio a chi vi adesca fingendo di darvi indicazioni per gentilezza: sono guide non ufficiali che poi vi chiederanno dei soldi (in particolare, guardatevi da Farouk, di stanza al punto panoramico sulla strada da Chebika e Tamerza/Tamaghza). Lettura consigliata durante il viaggio: La casa dei notabili di Amira Ghenim.



COME MI SPOSTO? .
Mezzi pubblici, auto con conducente o mezzo proprio? Noi scegliamo a seconda della destinazione, preferendo, in genere, la prima o l’ultima opzione e ripiegando sull’auto con conducente solo quando è una scelta obbligata (ie, non si affittano auto agli stranieri). In genere, se la rete di bus e treni non è tentacolare e/o abbiamo poco tempo e/o vogliamo raggiungere zone remote, noleggiamo un’auto.

Per farlo in fretta e senza troppi sbattimenti, usiamo spesso Discovercars.com, un motore di ricerca che si rivela molto utile soprattutto nei luoghi dove la presenza di compagnie “famose” è minore.
Vantaggi: compara i fornitori disponibili senza che tu li debba contattare uno a uno, includendo anche i noleggi locali che spesso sono più convenienti dei grandi marchi. La cancellazione è gratuita e c’è la possibilità di stipulare un’assicurazione a prezzi vantaggiosi.

Se volete provarlo anche voi, usate il nostro link: https://www.discovercars.com/it?a_aid=Montone

Tramonto sui tetti di Sidi Bou Said.
Moschea al-Zaytuna, la più importante della medina di Tunisi.
Una medina di Tunisi insolitamente vuota, perché l’abbiamo visitata di domenica quando la maggior parte dei negozi sono chiusi.
Tunisi, medina.
Il grazioso porto di Bizerte.
L’Hotel du Lac, a Tunisi, fu progettato in stile brutalista da un architetto italiano negli Anni 70. È abbandonato da tempo e in attesa di demolizione.
Relitti arrugginiti sulla spiaggia di Rimel, non lontano da Bizerte.
Paesaggi collinari lungo la costa nord.
Quel che resta delle terme di Cartagine.
A Bulla Regia, i romani costruirono case di più piani sotto terra, per proteggersi dal caldo. In alcune è ancora possibile vedere i mosaici a pavimento (altri mosaici sono stati portati al Museo del Bardo a Tunisi).
Tra le rovine di Dhugga/Thugga.
Dhugga/Thugga: uno dei siti archeologici più importanti della Tunisia, con rovine romane, puniche e numide.
Le colline tra Douiret e Bulla Regia.
Le rovine romane di Sbeitla.
El Jem è il terzo anfiteatro romano più grande al mondo, dopo il Colosseo e quello di Capua.
L’anfiteatro romano di El Jem.
La grande moschea di Kairouan (al-Qayrawan), quarta città più sacra dell’Islam dopo La Mecca, Medina e Gerusalemme.
La spiaggia di Monstir.
Montone tra le gole attorno a Tamerza.
Tamerza, una delle oasi di montagna che si visitano nel sud del Paese.
Midès, oasi di montagna a picco sul canyon.
L’oasi di Chebika.
Non lontano da Oung El Jmel c’è Mos Espa, set del film “Star Wars: Episodio I, La minaccia fantasma”.
Oung El Jmel, il “collo del cammello”, è un luogo famoso – non lontano da Tozeur – per essere stato il set de “Il paziente inglese”.
Il panorama dal roccione di Oung El Jmel.
Chott el-Jerid: lago salato o distesa di sabbia, a seconda del livello dell’acqua.
Douz, la porta del deserto: da qui partono i tour e le escursioni tra le dune.
Tramonto sulle dune del Sahara a Douz.
Guermassa, diroccata e desolata: uno degli ksar più suggestivi.
Chenini, villaggio berbero nel sud della Tunisia.
Quel che resta dello ksar di Douiret.
Ksar-Ouled-Soltane, esempio magnificamente conservato di granaio fortificato, con 400 ghorfas (celle).
Ksar Hadada, uno dei molti set di Star Wars visitabili in Tunisia.
Il villaggio berbero di Matmata è famoso per le case troglodite, scavate nel terreno.

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