Come annunciato nell’ultimo post, abbandoniamo le città (bellissime e molto interessanti) per girovagare nella Polonia più rurale. Le tappe principali sono due: la penisola di Hel, a nord di Danzica, e la Masuria, la regione dei mille laghi nel nord-est del Paese. Ma ci aggiungiamo anche un paio di stop, che sono di strada. Vado in ordine cronologico:
Tra Łódź e Wroclaw/Breslavia, ci fermiamo a Bełchatów, dove si trova la miniera di lignite a cielo aperto più grande della Polonia. Estesa come cinquemila campi da calcio, dà lavoro a 7.500 persone e, collegata alla vicina centrale elettrice, fornisce circa un quinto dell’energia elettrica polacca. Peccato che sia anche il sito più inquinante d’Europa, con un’emissione di gas serra pari, sembra, a quello del Mozambico. La cosa più impressionante sono i nastri trasportatori che dalla cava portano il carbone alla centrale: giganteschi (come anche gli escavatori), assomigliano a un’autostrada, a una ferrovia, a quello che vi pare purché lunghissimo (e molto grigio). L’altro aspetto inquietante legato alla miniera è la narrazione che se ne fa al museo dedicato (PGE Power Giants), dove non viene fatta menzione dell’impatto ambientale devastante dei combustibili fossili. Si prospetta anzi un futuro roseo per quando la cava avrà esaurito le sue risorse, e potrà essere riconvertita in un’area verde e ricreativa, con prati, laghetti e impianti sportivi, e vissero tutti felici e contenti. Ma forse il mondo finirà prima, soffocato dai gas serra e devastato dai cambiamenti climatici che questa bella cava ha contribuito a creare.
Prima di estinguerci, con gioia esploriamo la penisola di Hel, a nord di Danzica: una lingua di sabbia di 35 km, così stretta – da 100 metri a un massimo di 3 km – che a tratti basta girare la testa per vedere la baia di Puck da un lato, il mar Baltico dall’altro. Sulla mappa, pare un dito ossuto che si allunga nel mare per testarne la temperatura. Nella realtà, è un luogo tranquillo e piacevolissimo (ma preso d’assalto dai turisti durante i fine settimana), attraversato da piste ciclabili e punteggiato di spiagge – il luogo perfetto per pedalare, prendere il sole, prendere il vento, guardare le barche, cercare il tramonto, o semplicemente sedersi a far nulla. Non abbiate fretta di andarvene.
Il castello di Malbork, a una quarantina di km a sud di Danzica: vale la deviazione, ovunque si stia andando. Costruito nel Medioevo dai Cavalieri dell’Ordine Teutonico (un ordine monastico-militare nato al tempo delle crociate), è la fortezza in mattoni più grande al mondo, ed è effettivamente imponente e spettacolare. Noi l’abbiamo visitato (per caso) di lunedì, quando l’ingresso è gratuito ma si può accedere solo alla Castle Ground Route. Se vi interessano gli interni e il museo, andateci un altro giorno. Noi siamo rimasti comunque molto soddisfatti: l’audioguida è fatta molto bene e in un’oretta ti accompagna tra i vari edifici, cortili e passaggi.
La Masuria, la “regione dei mille laghi” che in realtà di laghi ne conta molti di più, ce la teniamo per ultima, ciliegina sulla torta del nostro viaggio. Il meteo ci è amico solo a tratti, il fango minaccia di risucchiarci l’auto mentre ci avventuriamo nei campi per vedere il canale di Elbląg e il suo sistema di piani inclinati e chiatte per il passaggio delle barche, il vento e la pioggia ci spazzano via a Mikołajki (sulla carta, un centro vivace e pittoresco; al nostro passaggio, una landa desolata). Il sole torna a splendere quando visitiamo la Tana del Lupo, il bunker/quartier generale dove Hitler visse tra il 1940 e il 1944 (un luogo infame in un contesto quasi fiabesco, che orrenda contraddizione), ma appena ci rimettiamo in marcia, buchiamo in mezzo al nulla, con tutte le divertenti conseguenze del caso. Ci sorge il dubbio che la Polonia non ci ami, ma poi arriviamo a Wigry, sul lago omonimo, e dimentichiamo tutti i nostri crucci, anestetizzati dalla pace, dai tramonti, dai mille riflessi sull’acqua, da una lunga gita in kayak (durante la quale piove) e soprattutto dai grassi saturi dei placki ziemniaczane, i pancake/frittelle di patate debitamente annegati nell’unto e accompagnati da una generosa dose di panna acida (che sgrassa?). In confronto i pierogi, i ravioloni polacchi carichi come bombe, sono uno spuntino light. Ma tant’è. La leggerezza non fa parte del Dna polacco, nel mood come in gastronomia…
























