Ci sono città da visitare, città da scoprire, città che wow, che meraviglia, ma poi bene così. E ci sono città dove invece si torna, una, due, dieci volte, città di cui non ce n’è mai abbastanza, città di cui senti la mancanza anche mentre sei lì, come una nostalgia di default al solo pensiero che prima o poi te ne dovrai andare. Sono le città dove potresti anche vivere: Amsterdam è una, come abbiamo già detto e ridetto. L’altra è Copenhagen, che da quest’estate è ufficialmente in testa alla nostra classifica dei Luoghi Dove Mi Trasferirei Domani.
Non mi dilungo su quanto sia vivibile, ciclabile, acquatica: per questo e altre lodi rimando al post di due anni fa. Oggi mi soffermo invece sulle sue potenzialità di località balneare nell’estate più calda della storia. Mentre l’Europa ribolle e brucia come l’inferno, con temperature fuori dalla grazia divina e incendi devastanti, Copenhagen ci accoglie accecante di sole ma per nulla rovente, perfetta nel clima e nel mood. Ospiti di Sadie, una cana riccioluta e ruffiana che va d’accordo con tutti (vedi box per maggiori informazioni su come viaggiare facendo i pet sitter), questa volta stiamo di casa a Christianshavn, il quartiere che comprende anche la Città Libera di Christiania. Se fino a qualche decennio fa era una zona povera e operaia, pure un po’ malfamata, oggi è stata riqualificata e nobilitata. Il risultato è quello solito della gentrificazione: prezzi delle case alle stelle, qualche chic boutique e un sacco di locali carini dove bere e ascoltare jazz. Forse qualcuno si lamenta che si stava meglio quando si stava peggio, ma a noi piace uscire di casa e vedere la gente seduta lungo i canali, con un’immancabile bottiglia di vino e i calici di vetro portati da casa, ché mica puoi bere il vino nei bicchieri di plastica, e non importa che ora del giorno è, tanto c’è sempre il sole qui, d’estate – pure al sole piace così tanto Copenhagen che si attarda e non vuole mai tramontare. (Poi però arrivi in piazza, dove si prende la metro, e lì c’è il bivacco costante degli sbandati, alcolizzati e senza dimora, la maggior parte Inuit provenienti dalla Groenlandia, che ti ricordano che se un altro mondo è possibile, la strada è ancora lunga, e tu non dovresti mai dimenticarti che sei un privilegiato).
Ma dicevamo, all’inizio, delle potenzialità balneari della città. In dieci minuti di metro si arriva ad Amager Strand, la spiaggia più estesa (quasi 5 km), che nelle giornate di sole viene presa d’assalto come Rimini, ma è così ampia che la gente si disperde e tu non devi per forza dividere l’aria e la sabbia con i vicini d’ombrellone (anche perché gli ombrelloni non ci sono, semmai i cespugli e gli alberi che fanno un po’ d’ombra). Splendida, meravigliosa, l’avevamo già amata durante il nostro precedente soggiorno, ma rivederla con questo clima, e godersela in costume e non in jeans e felpa come l’altra volta, è una gioia che non ha prezzo. Per i giorni infrasettimanali, invece, quando il tempo del cazzeggio è limitato alla pausa pranzo e al dopolavoro, a cinque minuti da casa ci sono le aree balneabili del porto, affollate di danesi che prendono il sole e fanno il bagno nelle acque dell’Øresund. A metà pomeriggio sembra che non ci sia più un danese dentro casa, men che meno negli uffici – e lo so che a queste latitudini il sole lo vedono talmente poco che quando c’è, è meglio sfruttarlo, ma non riesco a smettere di pensare che noi milanesi imbruttiti abbiamo molto da imparare da questo popolo del nord che sa far cadere la penna quando è il momento.
Altri luoghi dove sentirsi in vacanza, sono il Kayak e Reffen: il primo è un locale affacciato sul canale, con tanto molo dondolante dove la tua birra è sempre in pericolo, e allora meglio berla; il secondo, un’ex aera industriale trasformata in street food market con spiaggia e palchi per i concerti. L’ultima scoperta che facciamo è il communal dining al Kanalhuset (ma non è l’unico locale che lo propone, ce ne sono parecchi), cioè una cena comunitaria dove ci si siede a tavola con altri avventori e, in teoria, si socializza mentre si mangia (non male e a un prezzo umanissimo). Divertente: noi abbiamo passato una serata a chiacchierare con delle persone molto interessanti, che altrimenti non avremmo mai incontrato nella vita. Cose che succedono solo al mare…
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